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AdM DI REGIME ..by Luciano De Dionigi

AUTOdiMERDA DI REGIME - FIAT BALILLA - ZAZ 965
LE VOSTRE RECENSIONI “Fiat Balilla”
“Il 12 aprile 1932, anno decimo dell’Era Fascista, l’italianissima Fiat - una delle più grandi, produttive e prestigiose industrie automobilistiche del mondo - concretizzò un sogno ideato dalla fervida, instancabile e lungimirante inventiva di S.E. il Cav. Benito Mussolini, Duce degli Italiani e Fondatore dell’Impero, un sogno reso presto realtà dalla Sua ferrea, incrollabile, granitica tenacia, ma anche dall’altissima competenza progettuale e dall’eccelsa preparazione tecnica - tipiche virtù delle fervide menti italiane - del Ch/mo Dott. Prof. Ing. Dante Giacosa.
Il sogno in questione fu quello di offrire agli instancabili lavoratori italiani, alle brave massaie - loro fedelissime compagne di vita - e alla loro progenie - destinata a perpetuare i valori dell’Italica Razza - un mezzo fascisticamente sobrio ed economico, ma nel contempo comodo, veloce, funzionale e indistruttibile, con cui trascorrere ore di sereno diporto ammirando le meraviglie storiche, artistiche e naturali di cui la nostra Patria va giustamente orgogliosa; con l’occasione le belle famiglie italiche poterono ammirare anche innumerevoli Opere del Regime: opere realizzate grazie agli ordini precisi e inderogabili del nostro Duce, che sempre vigilava affinché tali opere fossero costruite con la speditezza e la diligenza imposte dalle circostanze; opere che resero il “Bel Paese” un paese all’avanguardia nel mondo, un paese cui tutti guardavano con rispetto e ammirazione. Grazie a una delle tantissime intuizioni ideate dalla Sua fantasia, la vettura fu fascisticamente e italicamente battezzata con un nome che sostituisse la burocratica e borghese designazione “modello 508”, dettata da esigenze pratiche della grande azienda nazionale.
FIAT 508 BALILLAE tale nome fu “BALILLA”, per onorare la memoria dell’eroico giovinetto  Giovan Battista Perasso (soprannominato appunto “Balilla”) che, nella nobilissima e patriottica città di Genova oppressa e umiliata dal tallone straniero, con gesto temerario tipico dell’italico ardimento, scatenò la sommossa che liberò il patrio suolo dall’invasore. Fu così che operose maestranze, solerti impiegati, vigorosi combattenti della “Battaglia del Grano” poterono gustare l’ebbrezza di percorrere a gran velocità - pur rispettando con disciplina fascista le rigorose norme del codice stradale - le superbe statali e le avveniristiche autostrade volute e realizzate dal nostro ineguagliabile Duce. E’ pur vero che i camerati più anziani e meno portati all’arte della guida (nella quale eccelleva il nostro Duce, e non poteva essere diversamente) poterono comunque disporre dell’efficientissima rete ferroviaria nazionale - sulla quale modernissimi convogli viaggiavano rispettando gli orari con la cronometrica puntualità espressamente imposta dal nostro Duce - ma ci piace tuttora immaginare le migliaia di sfavillanti Balilla mentre scarrozzavano italianissime famiglie in tutta sicurezza, consentendo loro di godere una meritata ricreazione.
Così, con gli occhi della fantasia, ci pare ancora di vedere il camerata capofamiglia che, con maschia fermezza, stringeva il volante dominando la strada come un intrepido centurione romano dominava la pugna, la fedele consorte che, al suo fianco, gli raccomandava prudenza simulando apprensione, ma - nel suo intimo, da autentica donna fascista - era giustamente orgogliosa di tanta virile destrezza, mentre dietro, sul comodissimo divanetto, un’allegra nidiata di gioiosi italici virgulti festeggiava, a modo suo e con la tipica vivacità dei giovanissimi “Figli della Lupa”, un’esperienza tanto nuova quanto eccitante. EJA EJA ALALA’!”

“ZAZ 965”

“Nel 1960 la grande, gloriosa e democratica Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche - nemica dell’imperialismo, paladina degli oppressi di tutto il mondo e faro luminoso per le masse sfruttate dal corrotto sistema capitalista - non era ancora insidiata da reazionari e fascisti che, in combutta con i delinquenti delle multinazionali, ne provocarono la momentanea decadenza. Ora però i legittimi eredi dell’indimenticato compagno Stalin recano una nuova speranza a milioni di oppressi: non di decadenza si tratta ma d’una modesta ritirata strategica da cui il movimento comunista mondiale trarrà muovo slancio per l’immancabile vittoria finale. Ancora un po’ di pazienza e di fiducia, compagni! Presto i traditori del proletariato - che come topi di fogna s’annidano al Cremlino - saranno stanati e giustiziati e il leggendario vessillo rosso con falce e martello tornerà a sventolare sulle cupole che si specchiano nella Moscova. Nell’attesa del grande evento, i comunisti di tutto il mondo custodiscano la memoria delle straordinarie conquiste grazie a cui il ricordo dell’URSS desta il legittimo orgoglio nei cuori dei vecchi compagni e infiamma quelli dei nuovi; di tali innumerevoli conquiste ne citiamo alcune a titolo d’esempio.
La conquista del cosmo, che suscitò tra i reazionari yankee un’invidia tanto bruciante da costringerli a una lunga e affannosa gara spaziale conclusasi con la ridicola simulazione della conquista della Luna, “conquista” la cui falsità è ormai universalmente dimostrata e che non ha mai tratto in inganno le menti illuminate e progressiste.
La realizzazione - ovviamente a fini pacifici - di quelle armi potentissime ed efficientissime, frutto dell’insuperabile tecnologia sovietica, che tennero sotto scacco gli imperialisti occidentali per decenni, costringendoli a concedere qualche contentino alle masse e a insinuare - nelle menti più deboli e condizionate dalla fasulla e assillante propaganda yankee - il malefico germe del consumismo di cui, statene certi, si libereranno non appena la rigorosa logica marxista-leninista trionferà definitivamente sulla menzogna.
Indiscutibilmente questi successi furono ineguagliabili sul piano strategico, ma non furono i soli. Altra grande conquista - che riguardava tutti i cittadini compagni assai più da vicino - fu la realizzazione, nel 1960, dell’indistruttibile, potente e raffinata utilitaria ZAZ 965, la ZAZ965vettura  che motorizzò le masse lavoratrici dell’URSS e dei paesi alleati. Ovviamente, certa propaganda reazionaria e fascista divulgò la fandonia secondo cui tale fulgido concentrato di tecnologia proletaria era un’imitazione della squallida Fiat 600, messa in commercio quattro anni prima.
La solita malafede capitalista! In realtà la vettura sovietica uscì dopo la Fiat 600 solo perché si vollero adottare tecniche più all’avanguardia nonché ottenere un mezzo ineccepibile grazie a un’attentissima e meticolosa progettazione la quale richiese - è vero - adeguati tempi tecnici ma che portò a un risultato incomparabilmente superiore rispetto alla scatoletta imposta dalla Fiat alla clientela; solo grazie alla solita, martellante, ingannevole pubblicità di pretta impronta padronale l’obsoleta ditta italiana poté appioppare qualche centinaio d’esemplari a soggetti le cui menti non erano sufficientemente illuminate dal verbo marxista-leninista. Ancor oggi, a tanti anni di distanza, milioni di ZAZ - sulle splendide autostrade russe, preziosa eredità lasciata dall’URSS - danno la polvere a pacchiani, rozzi e costosi prodotti della sempre più asfittica industria automobilistica occidentale e decine di milioni di proletari rimpiangono l’instancabile vettura.
Ma non durerà ancora per molto: quando un destino giusto e ineluttabile spazzerà via la cricca di traditori bivaccanti nelle sale che ospitarono la nobile e paterna figura del compagno Stalin, quando tale feccia cadrà sotto i colpi della vendetta proletaria, quando la gloriosa bandiera rossa tornerà a sventolare sulle cupole del Cremlino, gli industriosi lavoratori comunisti torneranno a sacrificarsi affinché un’intramontabile realizzazione dell’ingegneria sovietica sia nuovamente a disposizione degli sfruttati di tutto il mondo. HASTA SIEMPRE!”

Recensione inviata da Luciano De Dionigi di Padova

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17   COMMENTI :

Pier ha detto...

Quando non ci sono praticamente alternative le auto che passa il conv... il regime diventano ancor più di merda.
Si aggiunga che in URSS a quei tempi, anche avendo i soldi per comprarla, uno doveva dimostrare di averne bisogno.
In quanto all'italica Balilla:
A voo per caso a trovà mia sorella
ghe troeuvi in cà on piston e 'na biella
quand torni indree gh'è restaa solament
el fumm del tubo de scappament.

Anonimo ha detto...

ottima recensione
mezzo

Anonimo ha detto...

Prosa fantastica! Già che ci siamo, ci starebbe bene una recensione sullo stesso stile della Kraft Den Freude Wagen, meglio nota come Volks Wagen (auto del popolo), meglio ancora nota come Maggiolino. OK, non è un'Auto di Merda, però lo stile della prosa è spassosissimo e calzerebbe a pennello anche in questo caso!

luciano ha detto...

Ringrazio e devo ammettere che ci avevo pensato, poi però ho rinunciato perché temevo di diventare ripetitivo: infatti, qualunque sia il colore politico, le retoriche dei regimi totalitari si assomigliano un po' tutte.

Thrasher ha detto...

Son davvero contento che questa bellissima recensione/satira appaia su AdM. Eccellente come sempre Luciano!

portaleazzurro ha detto...

Ciao Luciano,
è sempre bello leggere le tue recensioni ed i tuoi commenti stracarichi di garbata ironia. Mancavo da un pò da questo sito. Stasera sono tornato alla mia infanzia ricordando la Balilla quando circolava normalmente nel mio paese. Ora continuo ad ammirarla nei raduni di auto d'epoca.
Per quanto riguarda la zaz 965: ha una certa somiglianza con la "Dofin" Alfa Romeo/Renault, auto su cui ho avuto il "privilegio" di viaggiare.
La linea non dispiace, ma preferivo quella di un modello successivo, "la prinzona".
Per il momento mi accontento del mio attuale "gioiello russo"...

Anonimo ha detto...

e come dimenticare la canzone:
me vo in gir de chi e de la
de vo in gir pe lavurà
trovi tanti bigliet de mila
me vegnù in ment de cumprà na balila

luciano ha detto...

Caro Portaleazzurro,
se mi segui sai che sono un intollerabile pignolo, ma è più forte di me.
Nella fattispecie, rispetto la tua opinione ma consentimi di segnalarti che "Dofin" (come scrivi tu) è la pronuncia del vocabolo francese "Dauphine" (Delfino).
Che ca*** c'entri poi il nobile animale con quella fetecchia (comunque sempre migliore dell'imitazione sovietica) è tutta un'altra faccenda.
Da quanto dici, mi sa che siamo più o meno coetanei, per cui consentimi un abbraccio "generazionale".

Anonimo ha detto...

io mi ricordo il DOFO... erano dei formaggini rettangolari buonissimi, con i soldatini danesi raffigurati sulla scatola.

luciano ha detto...

Accipicchia, numero 8, mi prendi in castagna!...
Però ricordo il "Giandujot Ferrero" (padre della Nutella) che chiamavo, vista la forma, "formaggino di cioccolata". Costava 15 lire...

Anonimo ha detto...

Io ricordo la Ferrochina Bisleri, una vera cagata da stroppicciarsi la sacca scrotale sull'incudine. Ma che centrano tutti sti formaggini, cioccolata e liquori con la ZAZ 965?
Vi prego non paragonate l'indistruttibile Douphine con la Luaz Zaz però, mi raccomando, andiamoci piano con i superalcolici....

luciano ha detto...

Giusto, non centrano 'na mazza! Adesso mi piglio una bella ciucca di "Kambusa" (l'Amaricante) e poi chiudo l'argomento.

Anonimo ha detto...

no, è che qualcuno ha scritto DOFIN.. allora, sai.. mi è venuto in mente il DOFO. comunque erano buonissimi!

allocco ha detto...

Credo che Luciano abbia ragione: la Dauphine non ha nulla a che vedere con la ZAZ: Le sospensioni morbide si associano alla decadenza capitalistica, mentre le ZAZ (che effettivamente assomigliano per la parte anteriore alla 600) forse hanno la stessa sospensione anteriore a balestra trasversale di rigida impostazione CGIL.
allocco

mezzotoscano ha detto...

Questo è un commento di prova

federico Amodei ha detto...

7 geniali.

Anonimo ha detto...

Se vogliamo parlare delle auto di regime ve ne e' un caso attuale che forse, piu' di ogni altro, da' l'idea di questo concetto. "Voliamo" nell'estremo oriente e, precisamente, nell'ultimo baluardo comunista esistente al mondo, la Corea del Nord. Un Paese poverissimo flagellato da malnutrizione, poverta' e carestie. Situazione dei diritti umani ai minimi. "Potere d'acquisto" delle famiglie medie, ammesso che esista una classe da considerarsi media, praticamente nullo. Liberta' di movimento inesistente. Pare che anche possedere una semplice bicicletta possa costituire un problema da quelle parti senza contare che, in anni recentissimi, il Governo locale abbia anche vietato di possedere ed utilizzare un mezzo privato e non solo allo scopo di ottenerne un qualsivoglia personale beneficio. In un posto simile di aspetteresti di trovare di tutto tranne che una fabbrica di automobili. Eppure esiste! La Corea del Nord puo' "vantare" l'esistenza della PYEONGHWA ("PACE" IN LINGUA COREANA) MOTORS. E non si creda che produca auto del "calibro" della TRABANT o della WARTBURG o di una ZAZ qualunque. Affatto!. La PYEONGHWA MOTORS produce anche un modello di lusso senza contare un paio di derivazione FIAT (SIENA e DOBLO'). Allora ti chiedi: ma per chi sono prodotte queste auto? Quante unita' potranno mai realizzarne ogni anno?. Penso si tratti di pura e semplice propaganda oltretutto se si considera che, di nord coreano, la PYEONGHWA ha davvero poco visto che, i materiali, provengono dalla storica alleata Cina e, la societa' stessa, e' comunque frutto di una fusione di un gruppo sud coreano. Mi fa ricordare un po' una storia di cui avevo sentito parlare riguardante la Romania dell'era Ceausescu. Vi era, e forse vi e' ancora, una sua regione o provincia specializzata nella produzione di un'ottima qualita' di pesche. Bhe' pare che, a quei tempi, nessuno in Romania le avesse mai potute gustare in quanto destinate esclusivamente all'esportazione.

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