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L’ULTIMA DELLE BIANCHINE – P.2 ..by Luciano De Dionigi

AUTOBIANCHI BIANCHINA BERLINA
LE-VOSTRE-RECENSIONI“Si trattava d’un terribile carrozzone risalente ai tempi della guerra: rimorchiato da un semicingolato SdKfz Zugkraftwagen era stato usato dalle SS come camera di tortura mobile, nelle zone d’occupazione balcaniche; il Filini l’aveva acquistato per pochi euro da una famiglia di rom bosniaci. Il veicolo era agganciato a una Duna in stato comatoso, che i rom avevano lasciato quale omaggio una volta concluso l’affare col Filini.
FIAT DUNA CON RIMORCHIO - E allora, caro Panozzi, che ne dice della mia creazione? Bella, no? - chiese il Filini.
- Beh... veramente... è che... Mi rifacci la domanda!
- Capisco, lei è un tantino perplesso: si domanda se la Silvani accetterà una simpatica vacanzina in campeggio con un veicolo di grande valore storico... Venghi, le faccio vedere gli interni: sono una vera opera d’arte.
- Non mi sono spiega...
- Lei, Bacarozzi, ha sempre il brutto vizio d’interrompere... Stavo dicendo? Ah sì: lei teme che l’idea non sii apprezzata dalla signorina... Mi facci il piacere, lei è l’unico della ditta che ha sempre creduto alle millanterie di quella cornac... ehm, della nostra simpatica collega: vacanze da sogno, auto di lusso, grandi alberghi, alta società... Dii retta a me: tutte storie.
- Dice, geometro? Non ci posso credere.
- Ci credi, ci credi, ragioniero: lo dico, lo ripeto e lo confermo... Non ho il minimo dubbio: le ribadisco che la Silvani accetterà la proposta... E poi la vita di campeggio è così divertente: tavolate, barbecue, festicciole danzanti... Ricorda, caro Fantocci, i nostri soggiorni in tenda con fuoribordo al seguito?
- Purtro... Come no? Altroché se li ricordo! Ah ah! Quanto ci siamo divertiti, davvero tanto... forse. - replicò con espressione allucinata Fantozzi.
- Eeeh, bei tempi... Allora s’accomodi che le faccio vedere... Veicolo prestigioso, ottima abitabilità, manutenzione accurata, attrezzature e arredamento sobri ma funzionali: i centocinquanta euri che ne chiedo per ogni giorno di nolo saranno i meglio spesi della sua vita. Mi credi.
- Pepé... perché? Ci sarebbe anche da pagare?
- Ovvio, caro Fantocci: non pretenderà che lavoro per la gloria?
- Eh già, mi sembra giusto.
- Tuttavia abbiamo un problema, Pompazzi. Lei vorrebbe rimorchiare la mia caravan col suo macinino? Sii serio, non ce la può fare... Guardi, proprio perché è lei, le affitto anche la mia Duna per altri sessanta euri al giorno.
- Dovrei rimorchiarlo con la Duna? Quella Duna là, intende? Ma...
- Sempre a obiettare! La smetti! Quella Duna là è una macchina eccellente: comoda, risparmiosa, brillante, tagliandata da me personalmente, in grado di rimorchiare un panzer... In una parola un autentico gioiellino.
- Veramente, se posso permettermi...
- Mi permetti lei di dirle che mi sto scocciando... Allora Scaccabarozzi, poche ciance! Vogliamo concludere?
- E va bene geometro, affare fatto... Com’è umano lei!
- Oooh, alla buonora! E adesso mi segui che le spiego tutto.
Arredamento del mezzo disinvoltamente definito “caravan” dal Filini:
- numero due brande a castello della Grande Guerra, recuperate presso la caserma “Pastrengo” causa scioglimento del 22° Artiglieria Ippotrainata,
- numero un fornello da campo a carbone, donato al Filini da un lontano cugino di Casalbuttano, dirigente del gruppo scout “Virtus”,
- numero due imballi in cartone ondulato per frigo Indesit da 210 litri, a uso armadio/guardaroba,
- numero una lampada di sicurezza ad acetilene, trafugata da una miniera abbandonata del Sulcis compravenduta al mercatino delle pulci per € 2.30,
- numero un bugliolo in lamiera zincata, a uso servizio igienico, dismesso dall’economato del carcere di Poggioreale e rubato nello stesso mercatino mentre il venditore si faceva una canna.
- Ma... ma... ci sono anche le grate ai finestrini! - osservò perplesso Fantozzi.
- Quelle, caro Bombacci, sono originali: le ho volute lasciare perché, con la gentaglia che circola, un minimo di prudenza non guasta... Adesso venghi che facciamo un giretto di prova. Guido io, se non le dispiace, e lei segui attentamente le mie mosse.
- Guida lei? Ma a lei la patente ce l’hanno rinnovata?
- Ovvio... Perché questa domanda?
- No... pensavo... quegli occhiali...
- Eh, via! Cosa sarà mai una correzione di sedici diottrie sull’occhio sinistro e di dodici su quello destro?... Beh lo ammetto: l’interessamento d’uno zio arciprete fa sempre comodo ma ci vedo comunque quanto basta per guidare perfettamente, e questo nonostante il principio di cataratta che comincia a darmi qualche noia.
- A... anche la cataratta?
- Di nuovo le sue crisi di panico? Non è assolutamente il caso: in ogni modo, per prudenza, faremo il test all’interno del mio bell’appezzamento, spazio non ne manca... Allora a bordo e massima attenzione.
Dopo dieci minuti di tentativi il motore della Duna s’avviò borbottando e sfumazzando come una caffettiera. Con un’agghiacciante grattata il Filini innestò la prima e spiegò:
- Ecco Pupazzi, a questo punto l’importante è non dimenticare che trainiamo un veicolo d’un certo ingombro, quindi occhio: uno sguardo agli specchietti supplementari, piano con la frizio... Accidenti! Il motore è morto!... Ehm, non c’è problema: l’ho fatto apposta perché lei si rendi conto che occorre il piede di velluto... Oh bene, s’è riavviato subito... L’ho detto, questa macchina è un portento... OK, sembra proprio che ci stiamo muovendo: sa, la partenza è sempre un momento critico ma basta un minimo d’esperienza. Il convoglio Duna+caravan procedette sul terreno sconnesso sussultando e scricchiolando sinistramente ma il Filini, impavido, s’esibì in alcune evoluzioni (a 15 km/h) per dimostrare all’ex collega quanto semplice fosse la guida con traino.
- Vede, caro Sticazzi, io sono un esperto roulottista e quindi la cosa mi risulta facile, ma è opportuno che lei, i primi chilometri, ci vadi piano; poi sarà come se non avrebbe mai guidato altro nella vita perché il segreto sta... - esponeva il Filini aumentando gradualmente l’andatura.
- La bu... - esclamò atterrito Fantozzi.
- Insomma le sue continue interruzioni sono un vero incubo! Cosa c’è adesso?
- Volevo dire la buca!
- La buca? Quale buca? Non vedo nessuna buca.
- Quella lì davan...
Un raccapricciante sobbalzo sconvolse la Duna, le cui ruote anteriori erano bruscamente sprofondate in un avvallamento profondo un paio di spanne. Ovviamente le decrepite sospensioni cedettero di schianto e il motore si staccò dai supporti esalando l’ultimo respiro. Ma il vero guaio fu che, a causa del sobbalzo, il rimorchio si staccò dalla motrice, cappottò, prese a rotolare giusto in direzione della Bianchina di Fantozzi e quivi s’arrestò, non senza aver ridotto l’utilitaria a un ammasso di ferraglia.
- Accidenti a lei, Pomponazzi!” - strillò il Filini - Guardi che disastro ha combinato!
- Iooo? Ma... veramente... mi pare che era lei a guidare... O no?
- Questi sono meschini dettagli, ragioniero! La verità è che lei, con le sue continue interruzioni, le sue ansie, le sue obiezioni, mi ha deconcentrato! - replicò il Filini correndo verso il luogo dell’impatto - Beh, meno male che la mia caravan non ne ha risentito troppo. Eeeh già, si sa: il Made in Germany è sempre il Made in Germany, non ci piove. Domani chiamo la gru per raddrizzarla e poi basterà una rapida aggiustatina... Però non s’azzardi più a chiedermela in prestito. Lei è un imbranato epocale... un automobilastro... un portasfiga... una... una... una merdaccia! Non le affitterei manco un monopattino! E adesso eschi dalla mia proprietà, immediatamente!
- Come vuole lei, geometro, però la mia Bianchi...
- Vorrebbe chiedermi i danni per quel canchero?... Via! Non mi facci ridere e ringrazi il cielo che i danni non glieli chiedo io! Piuttosto, già che siamo in ballo, mi dii duecento euri per la rimozione: visto che devo comunque chiamare la gru tanto vale prendere due piccioni con una fava... Ecco fatto, grazie ragioniero... Se mi da altri duecento euri provvedo anche alla cancellazione della sua Bianchina... Di nuovo grazie, ragioniero... Tante belle cose a lei e famiglia. - salutò notevolmente rabbonito il Filini.
- Com’è buono lei...
Congedatosi dal Filini, Fantozzi si ritrovò - solo, mesto e appiedato - in via Discarica e s’incamminò verso il remoto capolinea della metro per tornare a casa. Lungo l’interminabile percorso, notò una recinzione, alcune vecchie tettoie e un’insegna: “Cazzaniga Ambrogio - Rottamazione auto” sicché fu colto da improvvisa speranza.
- Con permesso... Ehi, della ditta! - chiamò Fantozzi dal cancello.
- Ce l’hai con me? - chiese un tanghero sbucando da una sudicia baracca, con in pugno un bottiglione di vino rosso.
- Per l’appunto, signor Ambrogio, io...
- Io sono mica l’Ambroeus: l’Ambroeus l’era mio fratello e l’è morto l’altra settimana, però puoi parlarmi come a lui perché ci davo una mano e so tutto quello che occorre sapere.
- Sentite condoglianze, signor... Con chi ho l’onore di...
- Chiamami El Soffia del San Vitùr: là dentro mi chiamavano tutti così ma erano solo cattiverie, mai fatto soffiate, me... Allora, cosa c’hai da dirmi?
[Lunga sorsata seguita da rutto ad alto tenore vinoso, con retrogusto di liquirizia e muschio].
- Mi stavo chiedendo se lei per caso averebbe... avresse... Maledetti verbi irregolari!... Se lei per caso avesse una Bianchina... La mia è andata distrutta pochi minuti fa... Sono disposto a pagarcela bene... entro certi limiti...
- Cerchi una Bianchina? - chiese sbigottito il tanghero.
- Si, modello berlinetta, tinta avorio, se possibile.
- Te sei più ciucco che me! Come puoi pensare di trovare ancora una macchina di merda come quella? Ne ho vista una giusto la prima volta che stavo per finire al fresco, e c’avevo neanche vent’anni: l’era ridotta peggio di una padella da ospedale. Poi basta: più visto Bianchine... E te vorresti comprarne una? Ma sta contento di avere distrutto la tua, piuttosto.
- Ecco io, signor Soffia... E’ una questione psicologica: senza una Bianchina non sono più me stesso, vado in crisi d’identità... Mi facci una cortesia: guardi bene! Può darsi che...
- Ma va a casa, a smaltire la ciucca... Al tempo! Visto che a te ci piace le auto di merda, forse qualcosa ce l’ho.
- E sarebbe?
ARNA- Un’Arna 84, color letame in salmì: proprio la macchina adatta a un   pellegrino come te.
- No, grazie. Le sono molto obbligato per la fattiva collaborazione, signor Soffia, ma io cercavo una Bianchina e nient’altro.
- Va a caghèr, pistola!
[Assordante e ammorbante flatulenza al Barbera, accompagnata da sbaffo color ocra nelle mutande del Soffia]
Fantozzi giunse a casa fisicamente e moralmente distrutto; nemmeno l’amichevole under 21 Italia - Burundi, in diretta dallo stadio di Forlimpopoli, riusciva a confortarlo. Tentò di convincersi che la sua malinconia era suscitata dalla mancanza del frittatone di cipolle che la Pina gli approntava in analoghe circostanze, ragion per cui sperò bastassero il consueto vestaglione di flanella, la consueta Peroni ghiacciata accompagnata da relativo rutto libero, la consueta “ola” solitaria, ma niente da fare...
“Eh già, niente da fare: senza la Bianchina sono un uomo finito: mi sento come mutilato... evirato... Beh, forse il paragone non calza: infatti, per quel che l’ho adoperato...”
Il Burundi stava vincendo 3-0 al 22° del primo tempo quando il telefono squillò imperiosamente.
- Fantozzi ragionier Ugo, matricola 7829/bis, dichi pure.
- Yuhuuu, caro il mio Fantoccino! Allora, ha deciso qualcosa?
- Eh... come? Mi rifacci la domanda... Ah, è lei, signorina Silvani?
- A Fanto’, e chi vòi che è?... Te stavo a domanna’ se hai organizzato quarcosa de decente.
- Veramente... non so come dircelo... è accaduto un fatto tragicamente increscioso. In pratica sono del tutto privo di mezzi di locomozione.
- E te pareva!... A sfigato! A buffone! Ma che cazzabbubbole te stai a inventa’? La verità è che non c’hai più manco er coraggio de mette li corni a quella carampana che t’aritrovi tra li cojoni... Va a mori’ ammazzato, merdaccia!
A sentir definire “carampana” la fedele Pina, Fantozzi fu travolto da un improvviso, sacrosanto scatto d’orgoglio.
- Carampana la mia Pina? - sbottò - Come osa? La mia Pina è buona, è dolce, è comprensiva... Io sono una merdaccia? D’accordo, ma lei m’accetta per quel che sono, e poi... poi... la mia Pina, guardandola bene... molto bene... è... sarebbe ancora una donna estremamente sexy... forse. Non è una vecchia cornacchia presuntuosa e intrigante come lei, signorina Silvani, motivo per cui la invito rispettosamente a togliersi dalle palle! Non intendo più avere a che fare con lei... mai più... assolutamente... forse...”

[Prima Parte]

Recensione inviata da Luciano De Dionigi di Padova

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2   COMMENTI :

Anonimo ha detto...

come 0 commenti??

Anonimo ha detto...

aoh ! cacciate li commenti! te dico che ce steveno... che c'avete, er buco nel dibbì?

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