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SUZUKI SWIFT III ..by Michele Della Fava

Suzuki-Swift-III---autodimerda.it
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“Questa è la storia di un'ADM (Auto di Merda) ormai lontana nel tempo, ma ancora presente nel cuore di chi, per sette lunghi anni ebbe a sopportarne la scatologica essenza di autodimmmerda.
Tutto parte nell'ormai lontanissimo 1999...
La mia vecchia e fida Opel Kadett regalatami usata anni prima e varata nell'anno di Tardelli (1982) era rimasta distrutta in un attacco nemico, materializzatosi in una indegna Clio che le aveva ostacolato il passaggio.
I bombardieri NATO si scatenavano sulla Jugoslavia e sulle sue fabbriche di ADM  (cercate "Bombardamento Zastava"). In realtà i caccia avevano sbagliato clamorosamente obiettivo: le ADM da bombardare erano non a Kragujevac in Jugoslavia, bensì ad Esztergom, in Ungheria, ovvero lo stabilimento dove venivano montate le prime Suzuki Swift destinate al mercato europeo.
Ma all'epoca il regime mondiale ci teneva all'oscuro di tutto, per cui rottamai la mia vecchia ADM-MR (AutodiMerda, Ma Robusta), che solo una granata piazzata sul pianale avrebbe potuto uccidere definitivamente pur con 400.000 km sul groppone, per comprare una ADM-MN (AutodiMerda, Ma Nuova). Budget disponibile: il minimo possibile per un'auto nuova (la Dacia era ancora impegnata a fare le confezioni in latta dei biscotti francesi con gli stampi degli anni '60).
Come prima ipotesi valutai quindi il classico Pandino, ma passare dalla tenuta di strada del vecchio tank tedesco alla lamiera scrausa del Pandino che si torceva a ogni curva mi faceva venire i brividi. Passai quindi dalla concessionaria KIA, in un'epoca in cui questa produceva gli scarti dei giapponesi e degli altri produttori coreani dell'epoca (ed è tutto dire). Come un pene in un preservativo troppo stretto, mi infilai in un Kia Pride, in pratica una Mazda 121 di 15 anni prima, rifatta in Corea e riempita di accessori per attirare le mosche sulla merda. Allo stesso prezzo della Panda si avevano 5 porte, un motore 1.3 e molti accessori in più, ma davanti a cotanto scatolame, anche le mie modeste pretese ebbero un sussulto d'orgoglio.
Kia Pride - autodimerda.itMi infilai in un Kia Pride, in pratica una Mazda 121 di 15 anni prima...

Così finii davanti alla già citata Suzuki Swift. Una macchinetta già vecchia di dieci anni, ma dalla linea ancora filante e abbastanza sportiva, memore della versione GTI che qualche anno prima faceva furore fra i tamarri che volevano una fine diversa dalla solita morte per Uno Turbo.
E così mi recai nella concessionaria Suzuki di una media città del Meridione, il genitore pagante fornì l'allora venticinquenne sottoscritto di scatoletta scoppiettante.  Scelta fatta: la Swift 1.0, al prezzo di un Pandino, aveva una linea piacevole, alzacristi (e madonne) e specchietti elettrici, chiusura centralizzata, servosterzo, vernice metallizzata, bocchettone e portellone azionabili dal posto guida, sedile posteriore sdoppiato... tutta roba che mancava sulla scatoletta italiana, dove i pedali gratis erano già una conquista, per di più montati ad ovest di Paperino rispetto allo sterzo. Ma non potevo immaginare che le Swift made in Hungary non avevano NULLA in comune con quelle made in Japan precedenti.
Suzuki Swift III ..by Michele Della FavaLa Suzuki Swift di Michele. Foto personale del recensore...

Già ad occhio le finiture non erano proprio giapponesi, anzi, erano molto ungheresi, ma pazienza. Pazienza per le plastiche interne che si deformavano solo con la pressione di un dito, o per l'orrida tappezzeria blu/violetto con pallini, quadratini e triangolini verdi, gialli e rossi, disegnata dal nipote di KandinskyVasilij Vasil'evič Kandinskij (1866 – 1944) fu un pittore franco-russo, precursore e fondatore della pittura astratta. Kandinskij, nelle sue opere, espone le sue teorie sull'uso del colore, intravedendo un nesso strettissimo tra opera d'arte e dimensione spirituale. durante la sua permanenza in carcere per commercio di crystal meth.
La macchina sembrava tuttavia promettere bene: scattante, economica, in curva si piegava come una barca a vela ma non affondava. I primi tempi furono d'idillio.
Non avevo garage, non esistevano ancora i lavaggi self service, per cui mi portavo secchio, acqua, spugna e panni e la lavavo a mano in una zona appartata vicino allo stadio per non dare nell'occhio davanti ai vigili. Mi accorsi solo in seguito che in quella zona si appartavano i ricchioni prima che andassero a sedersi in Parlamento a fare leggi sull'omofobia: ecco perchè passavano sempre davanti alla mia auto, e non per ammirare il modello nuovo...
Cambiai quindi location e continuai con le mie amorevoli incerature e le mie modifiche che si potevano riassumere nelle antichissime foto analogiche.
Suzuki Swift III ..by Michele Della Fava [2]La Suzuki Swift di Michele. Foto personale del recensore...

Montanti centrali neri come sulla GTI, frecce fumè, adesivi Yokohama su finestrini e paraurti (anche se le gomme erano Merdatyres, con la pioggia l'auto pattinava anche in terza), terminale cromato, cerchi finto-lega a 5 razze infami con finti bullloni di fissaggio, termometro di bordo aria interna/esterna, leva del cambio sportiva in pelle di cane ed alluminio, fendinebbia "sdoppiati" con carta adesiva: i grandi classici dell'aftermarket da ipermercato, dove in apposito reparto si trovava ogni sorta di accessorio inutile, rigorosamente confezionato in confezioni blister con donnine nude. Occorre dire però che non esagerai: le modifiche erano tutto sommato di buon gusto, almeno per la macchinina che avevo.
Dopo un po’ iniziarono i problemi...
A dispetto delle mie cure, la Swift ungherese sembrava manifestare una serie di lamentele: lo faceva con cigolii, stridii di frizione, poderosi "clonk" dietro sui tombini più profondi.
Già avevo avuto qualche perplessità vedendo il coperchio airbag destro sollevato su un angolo, o una piccola bozza sotto la cera in concessionaria, oppure la vernice che aveva lo spessore della pellicola che copre il prosciutto  cotto.
Iniziai con la frizione: ogni tanto al semaforo nitriva come un cavallo. Messa da parte l'idea di mettere della biada sotto al cofano, andai da Frodo, il meccanico Suzuki della concessionaria.
Frodo era un tipo alto un metro e un caz.., coperto da tuta, baffi, barba e capelli; sotto di essi, un corpo ricavato dalla parte inferiore di un sedile di un Fiorino. Mi disse: “ritorna quando il rumore aumenta”. Attesi...
Nel frattempo, mi ero anche accorto di avere un braccio più corto dell'altro. Stavo diventando come Frodo a forza di smanettarmi come lui? No, semplicemente il sedile si STORCEVA quando mi giravo per fare retromarcia. Frodo osservò la situazione e concluse: “sei tu che sei troppo pesante, devi calare di peso”. L'unica auto con un limite di carico per il guidatore. Impagabile.
Davanti alle mie obiezioni, rinforzarono i tubi interni del sedile, evidentemente ricavati dai bastoni delle scope Vileda. Nel frattempo iniziò la tortura delle vibrazioni. Dappertutto: cruscotto, vetri, pannelli interni, e ogni volta non si riusciva a identificarne l'origine. Sotto il cruscotto, finii col mettere un tirante a vite di quelli per stendere i panni, per metterlo in tensione ed eliminarne il rumore. Consumai più gommini e feltrini sulla Swift che non in tutta la mia vita per lavori casalinghi.
Sganciavo il portellone dal posto guida, uscivo dalla macchina, richiudevo la portiera per andare ad aprire il portellone e quest'ultimo si alzava e richiudeva per lo spostamento d'aria. Una vera comica fra le risate generali degli astanti. Per il portellone stesso avevo un cacciavite dedicato: la merdosa bulloneria in lega di leghista, si svitava sempre e ogni volta dovevo registarne la chiusura, pena traballamento portellone sulle buche.
Ogni tanto all'interno dell'auto trovavo qualche vitaccia sul pavimento, caduta come i dentini dei lattanti, sbucata da chissà dove. Ne ho ancora un paio come ricordo.
Aumentò il rumore della frizione. Mi recai da Frodo, il quale, dal suo eremo nello scantinato della Cessocar, disse: “Eh, ma sulla frizione la garanzia è di un anno soltanto, perchè si tratta di materiale di consumo”.
300 euro scuciti. Iniziai a odiare il nano, che astutamente aveva rimandato il tutto alle calende greche. Nel frattempo la situazione peggiorava...
Rumori dappertutto, a 90 all'ora le pastiglie dei freni fischiavano come un richiamo ad ultrasuoni per cani da caccia. Gli alzacristalli! Una vera tortura. Riparati dal nano onanista senza risultato, li aggiustai più e più volte, ma i binari erano talmente proni a deformarsi, e le guarnizioni talmente merdose, che ogni volta si finiva al punto di prima, ovvero vetri che uscivano dalla sede e si storcevano in modo orrendo e guarnizioni che se ne andavano per fatti loro.
Una sera rimasi a piedi: la batteria, marca “Perion”Perion è una società di medie dimensioni che opera in Ungheria, produce batterie chimiche dal 1893. La società è diventata proprietà di dipendenti e dirigenti dopo il passaggio da un'economia socialista a un'economia di libero mercato nel 1989 con la conseguenza di una drastica riduzione del numero di dipendenti. (fabbrica ungherese di batterie per camion di epoca comunista, non è una boutade), mi aveva mollato dopo un anno e mezzo.
Arrivò il giorno della resa dei conti col nano: perdita di olio dal servosterzo. Mandai una lettera a una rivista, venne pubblicata, e il nano con gli occhi iniettati di sangue minacciò di mandarmi il Gollum a casa mia. Io dissi di fare come pareva a loro. La perdita fu riparata in garanzia.
Scaduta ormai l'inutile garanzia triennale (e pensare che l'avevo presa anche per quello), mi arrabattai come potevo. Io e mio cugino smontammo pannelli, cielo, vetri a compasso e qualsiasi altra cosa che potesse nascondere l'origine dei rumori. Una cosa riuscimmo a trovarla: un “crack” di lamiera che veniva dal montante sinistro nelle curve a destra. Riempimmo il montante di schiuma epossidica, roba che aumenta il proprio volume di 50 volte. Problema risolto, ma ne avevamo messa troppa! Fuggimmo dall'abitacolo invaso dalla schiuma, stile Blob anni ‘50.
Passarono gli anni...
La Swift, da oggettino curato e lustrato, diventò per me oggetto di odio puro.
I parcheggi li facevo “a botta”, me ne fregavo dei graffi, la maltrattavo intenzionalmente. La mattina, d'inverno, cercavo di mettermi la cintura di sicurezza ma il tenditore rimaneva bloccato per il freddo. Fuori uso i tenditori davanti, “autotrapiantai” quelli dietro, che fecero la stessa fine dopo un anno.
Diedi un cazzotto sul parabrezza per la rabbia e uscì una bella filatura: ok, colpa mia, ma voleva dire che nemmeno il vetro era granché...
Dopo sette anni di sofferenza, passai a una Seat Ibiza 1.2 che possiedo ancora oggi. Mai avuto un problema in 11 anni, a parte un motorino di avviamento e un devioluci. La Swift fu data in permuta a prezzo regalo per disperazione. Di recente, ho visto se fosse attiva l'assicurazione sulla targa: negativo.
La fetente ciabatta  ha  probabilmente assunto la sua forma migliore, ovvero quella di un cubo di lamiera destinato magari a qualche scavo abusivo nella Terra dei Fuochi, oppure scomposta nelle materie prime per dar vita ad auto migliori.
Un peccato perchè il motore era scattante, il cambio agile e i consumi contenuti, ma il resto faceva pietà. Solo Quattroruote fece un accenno a tali problemi di assemblaggio, ma all'epoca ne vendettero poche ed è per questo che oggi pochi la ricordano come un'AdM.
Gli ultimi due miei avvistamenti di Swift 1.0 prima serie est-europea sono stati eloquenti. Una color salmone metallizzato (chiaro sintomo di come non avessero le rotelle a posto in quegli anni), tutta ammaccata,  con dentro cinque africani formato watussi che ne portavano le sospensioni a pacco. E poi una blu scura-stinta: alla guida il padre, a destra il nonno che chiudeva il vetro (e il vetro se ne usciva dalle guide), e dietro lo sfortunato giovane erede che reggeva la guarnizione del vetro a compasso con la mano. Preso dai ricordi e dai deja-vu, mi grattai, come faccio ancora oggi davanti a qualsiasi  Swift 1.0 sfuggita alla giustizia del tempo. Nel frattempo, le sue coetanee (Fiesta, Micra, ecc.) girano ancora allegramente. Rendiamo omaggio a questo cesso di macchina.
P.S. Frodo campa ancora, ma il suo caz.. si è accorciato ulteriormente ed è ormai quasi cieco a forza di seghe. Occorrerà fare un censimento delle auto da lui riparate con il motore al contrario.”



SUZUKI SWIFT III
Recensione inviata da Michele Della Fava di Bari



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