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I RUGGENTI FIFTIES - P.1 ..by E. Meneghetti

AUTO AMERICANE
LE VOSTRE RECENSIONI“Dovuta premessa, come vi accorgerete il mio Italiano è ereditato, in perenne caos con due altre quasi lingue madri, essendo nato in Svizzera, causa Nonni emigrati in quei luoghi fine 800 dal Veneto, non per le arie sane, ma più concretamente per la pagnotta. Sommateci che per circostanze disparate, mi sono trovato a passare tutta la Seconda Guerra mondiale, qui in provincia di BL da dove vi scrivo, paesello di origine dei Nonni. Diciamo che tre delle classi elementari, tra bombardamenti, rastrellamenti, fucilazioni e armistizi, partigiani ect. mi hanno permesso uscirne quasi indenne, in quanto perennemente pressoché in vacanza, o impegnato (obbligatorio) alla Gil vestito da Balilla ad imparare a sfilare accennando correttamente il passetto dell’oca. Uscirne indenne non significa analfabeta totale, ma un uso spensierato delle lettere dell’alfabeto, come lo farebbe “Cita”  l’amica di Tarzan , quindi siate indulgenti .
Inizio anni 50 ho avuto l’occasione di siglare un contratto triennale, con una multinazionale Tedesca, per collaborare alla reintroduzione dei loro prodotti nel fiorente mercato Venezuelano in espansione. La loro precedente struttura era stata confiscata dagli USA, all’entrata in conflitto,  nazionalizzata, e mai più resa . Dovevo essere operativo la prima decade di Gennaio 1953, mi dovevo organizzare in fretta . Grazie ad amicizie trovai un contatto interessante sul posto, a Caracas, uno Svizzero che si occupava di posteggi, che intendeva  farsi i tre agognati mesi di vacanze con la moglie, come usavano fare quelli di origine estera, ogni tre anni, tre mesi, visto la lunghezza del viaggio via mare, allora . Lui intendeva partire metà Settembre 1952, io ero sul posto già inizio settembre. Si trattava di gestire il suo parcheggio che aveva organizzato nel centro di Caracas, su uno spiazzo rimasto provvisoriamente libero, in attesa che iniziasse la costruzione del grattacielo delle  Poste & Telegrafi . Ne esistevano molte di queste situazioni, alcune anche asfaltate, il suo era in terra battuta, dirimpetto un concorrente asfaltato con addirittura  tettoia per ombreggiare tutte le macchine . Il mio era un accordo verbale a termine, ovviamente in nero, niente di nuovo direte voi .
Per me era essenziale in quanto mi ero impegnato con la multinazionale, ad essere operativo con uso corretto  della lingua Spagnola, ed in più mi serviva per ambientarmi nel paese. Dovevo usare la sua villa, meglio non sembrasse disabitata, niente di nuovo direte voi . Potevo usare 
Nash Rambler convertiblealternativamente, allo scopo restassero efficienti, sia la Nash Rambler della moglie, color rosa Doris Day, Convertibile, tre marce più un Overdrive che dava il meglio di se in discesa, data la scarsità di coppia e CV del sei cilindri . Ma era simpatica, gradevolmente molleggiata, per un Europeo girare con il cranio in cerca di un’insolazione, braccio SX appoggiato alla portiera, la radio trasmetteva Joropos  o Merengue, non eri sulla Promenade des Anglais a Nizza, ma insomma, sempre meglio che con la mia Topolino B usata, che arrancava fumando verso Agordo .
1950-1951-1952 buick roadmasterInvece guidavo con apprensione e molto tatto la imponente e veramente  bella Buick Roadmaster due porte del 1951, con un motore che mi faceva innamorare a guardarlo, un bel 8 cilindri in linea con valvole in testa, con quei quattro finti aeratori laterali incastonati nel parafango anteriore, che facevano per me tanto oblò marino, e novità, il cambio automatico . Avrei capito più tardi, stava per iniziare l’era delle sculture in acciaio, di estro aeronautico, fregiate o sfregiate che dir si voglia, con sei strati di cromo abbagliante . Che ribadire di quelle  “Dormeuse”  anteriori e posteriori, da acclamazione, per uno che l’ultima l’aveva fatta nella citata Topolino B .
Mia moglie sarebbe arrivata  fine Novembre, per collaudarle dovevo darmi da fare in fretta, ora che l’età  ha steso un velo condiscendente sui ricordi, possiamo anche esternare.
Benedetta auto Americana, forse si inclinerà sgommando in curva, probabilmente da 0 a 100mgl non sarà una gazzella, ma all’essenziale, al sale della vita, ci hanno rimuginato, divani con spazio sovrabbondante per il Petting, e a seguire, con eccitamento verso il cinguettio degli uccelletti in Paradiso, Lei permettendo . Negli anni a venire, dal 1960 in poi, purtroppo il diffondersi del Pied a Terre ha influito sfavorevolmente per noi indigenti, moda deleteria per i squattrinati .
MESSERSCHMITTNiente al confronto di quello che ci combinò al riguardo, un ricco buontempone di Caracas, che già nel 1955 importò dall’Europa  20  Automobili (???)  Messerschmitt quelle che stai seduto in fila indiana, entri da sopra mettendo a lato il tetto trasparente, non avremo saputo come “Farlo” . Spacciandole per le uniche Cabriolet coperte al Mondo, le vendette tutte la prima settimana, fortunatamente non ottennero mai targa e documenti, si disse sarcasticamente che quelli delle Cadillac Eldorado, avevano corrotto !!! . I divani anteriori erano ancora una volta  fuori pericolo .
Solo molto più tardi, come gli Europei, ci  divideranno con consolle centrale attrezzata, supporto per il braccio destro oramai atrofizzato, e non contenti, sedili separati e avvolgenti con cambio a cloche, freno a mano posizionato in centro dove incastrare i pantaloni . E lo esaltarono come miglioramento, un’era di gioiosi e succulenti turbamenti erotici, partecipe l’auto, sarebbe stata  fatta scomparire. Anche il Drive-In cinematografico con quei sedili separati, diventerà di una tediosità esasperante .
1954 Chevrolet CorvettELe prime inquietanti avvisaglie che si stava per imboccare il Sunset Boulevard, si ebbero gia nel 1954 con l’arrivo della sportiva e innovativa  Corvette, stupore per la carrozzeria in Fiberglass, ma che nell’aspetto prometteva molto di più di quanto in realtà l’anemico e pesante 6 cilindri in dotazione iniziale, offriva . Orrore per una sportiva, disponibile solo il solito cambio automatico tre marce . Restava che sognare di notte, una scalata con doppietta,  leva centrale e cinque marce .Carrozzeria quasi monoscocca,  vero,  avvitata però ancora al classico telaio a longheroni, credo ad X . Già nelle teste pensanti, di nascosto,  l’idea dei pianali portanti in gran serie, si faceva strada .
A partire dagli anni 60, in autunno alla presentazione dei nuovi modelli, ci si sarebbe dovuti accontentare di ritocchi superficiali, si spalancava l’era del Lifting . Inizieranno con i telaietti anteriori e posteriori, alla fine trionferà il pianale totale . Mi riferisco solo alle produzioni di gran serie .
Ricordo che da noi già prima della guerra, il “Grande”  Vincenzo Lancia produceva di serie le splendide Aprilia e Ardea già monoscocca, e motori V4  stretto .
Ma torniamo nei Fifties, alle Corvette . Due soli posti separati ?? .   Averne di quelle macchinette, erano le preferite dalle Girl, giravi con il carnet a raccattare indirizzi e l’ora, poi grazie alla “Privacy” degli interni della Hudson Commodore del nonno, andavi a cogliere gli agognati frutti .
Purtroppo se ne videro poche, forse il prezzo, non so, forse le cabriolet  “totali”  ai tropici erano fuori ambiente, le vedevo meglio in estate sulle Dolomiti, oppure in ogni stagione nella favolosa Costiera Amalfitana, verso Positano, perché no, un giro culturale in Sicilia .
Ne guidai una della prima serie alcuni anni dopo, per alcune settimane, ebbi la stessa delusione di quando una volta da Milano andai a Monaco di Baviera, per la via Mala (Svizzera), con un’appariscente “Pagodina” Mercedes, più adatta alla Promenade rettilinea della Croisette di Cannes,   Montecarlo ?  no grazie,  troppe curve .
L’anno dopo, la Ford rispose determinata con la Thunderbird, nata già con un più robusto 8V, con qualche Pony e coppia in più, ed un gradito divano anteriore . Non era certamente questo dettaglio a decretarne la popolarità, semplice, pulita, di linea accattivante,  riuscita in tutti i
FORD Thunderbird 1956 particolari . Purtroppo l’anno successivo (1956) si iniziarono a deturparla con l’ingombrante ed inutile ruota appesa all’esterno, non ho mai capito perché con gli immensi bagagliai a disposizione, si incaponissero ad appendere le ruote di scorta dietro, (Continental Kit) .
Se uno si trova nel Regno Unito, qualsiasi cosa, dalla prima colazione ai preservativi, se denominati “Continental” si intende di uso, costume o provenienza dal Continente Europeo, ma questi qui, sono loro stessi un Continente, troppo lontani da noi per esserne influenzati, desumo che nel passato una qualche loro quattroruote particolarmente famosa, girasse con imbullonato dietro vicino al baule, la quinta . Personalmente è più Glamour, la soluzione del mitico Pulmino VW, appesa davanti, nuda come Ferdy Porsche l’aveva voluta . Persino la economica e gloriosa Vespa, aveva dissimulato la ruota di scorta nel bauletto, lato opposto del motore .
Però un gradito regalo per me, erano riapparsi gli sportellini laterali, ad altezza dei piedi, adibiti al riciclo o estrattori di spore olfattive . (Vedi Studebaker più avanti). Chiudo con la convinzione che la valida epopea dei divani-matrimoniali è stata efficace, lontano da sguardi bigotti, ha concorso con  “l’acme del piacere”, a mescolare le razze, di conseguenza a migliorarle .
Mentre pilotavo la Buick Roadmaster verso il posteggio, pensavo che ero seduto su una  cosa molto eccezionale e bella, ma prematura per la mia età e finanze . Ci vedevo bene l’industriale o impresario già affermato, lupo grigio ancora velleitario, che dava un complice passaggio, alla stessa segretaria, da anni . Il lavoro non era di tutto riposo, appena partito il mio amico, uno dei due posteggiatori se ne andò a Maracaibo a lavorare in una Oil Comp. E restammo in due. Aprivo i cancelli alle 6.30 e chiudevo alle 20.30, tutto difilato, in più dopo la prima quindicina mi ero accorto che alla sera si poteva guadagnare con quelli che venivano in centro per il Cinema, allungavo l’orario, ma  a prezzi raddoppiati, sino a mezzanotte, lavorando da solo, con un po’ di confusione quando avveniva l’uscita . Stessa cosa la Domenica pomeriggio e prima serata . Le cose si svolgevano così, arrivava il cliente che lasciava la macchina in strada vicino all’ingresso del posteggio, ci dava le chiavi e noi bisognava trasferirla esattamente dal lato opposto del quadrato, cosi entrando la macchina si presentava nel senso di marcia pronta per l’uscita quando la si riprendeva per consegnarla  al cliente che attendeva all’esterno, nello stesso luogo della consegna, e pagava. Dovevamo formare otto file di macchine, equidistanti lateralmente c/a 3 mt. per quasi tutta la lunghezza del posteggio . Le macchine restavano in Folle . Al ritorno del cliente individuata la macchina, mettevi in moto e con dolcezza spingevi paraurti contro paraurti, un po’ in avanti la fila, poi ti appoggiavi al posteriore a davi una ulteriore spintarella, ops la macchina era libera, benedivi l’aiuto del servo-sterzo se istallato, e soprattutto quelle che avevano la trasmissione automatica, mettevi Low e tutto andava liscio.
Facevamo circa una media di 150-180 macchine al giorno più una trentina fisse in abbonamento, queste sotto tettoia ombreggiante, disposte a spina di pesce . Dopo il primo mese potevo dire che modelli e marche di macchine le avevo provate quasi tutte, in manovra .Clientela molto esigente, possedevano tutta roba nuova di al massimo 2 o 3 anni.
Gli accordi stipulati in nero senza scritture, prevedevano che io versassi alla vicina banca, ogni mattino una somma pattuita in  Bs.750.00  (223 $ c/a), quello che eccedeva era per me, pure l’introito di quelle in abbonamento, dedotto il costo dell’aiutante era per me, visto che uno se ne era andato, un lavoraccio, ma valeva la pena. Unico neo, se la banca lo avvisava che non era avvenuto il versamento giornaliero, sarebbero venuti dei tipacci a sistemarmi, suppongo fossero dei mercenari reduci della guerra dei cento anni. Ero tranquillo, sapevo che aveva già informazioni di questo mezzo sangue Svizzero, in fin dei conti mi aveva pure consegnato la casa.
Mi ero innamorato, prima o poi doveva succedere, un po’ l’ambiente che frequentavo, un po’ realisticamente dovevo pensare alle mie necessità future . Un cliente Argentino rientrava in Patria, vendeva la sua macchina  usata poco, che a me piaceva moltissimo, era una Studebaker Champion
Studebaker Champion 19501950 sei cilindri in linea, tre marce, CV quanto basta per passeggiare senza rischi . Se iniziate a sganasciare avete torto, eravamo nel 1952, e guidare un aereo non era da tutti, guardando il frontale, mi sentivo volare ai comandi di un caccia . Ogni emigrante ha nel suo subconscio la visione di oggetti, panorami, profumi o alimenti, che quando li incontri ti riportano ad un ricordo del tuo luogo e passato, li da dove sei venuto . Bene ora ridete, io quei due sportellini laterali, con funzione di convogliare l’aria fresca (ai tropici ? ) ai piedi per rinfrescarli li avevo già in memoria, forse sulla ex Topolino o su qualche 1100 ?. Mi erano famigliari e mi piacevano, come mi piaceva la finestratura posteriore avvolgente, mi ricordava lo schermo Cinerama visto la prima volta con il film  “La Tunica” .  C’è ancora qualcuno in vita che se lo ricorda ?
Me la posteggiava giorno e notte con un cartello  “SE VENDE”.  Una Domenica mattina mi consegnò le chiavi perché andassi a provarla, scesi a La Guaira per la statale, fate conto dal Brennero a Innsbruck per la vecchia strada, o da Serravalle a Genova via Statale N° 35, i freni nessun problema, all’epoca le staccate mi erano sconosciute, il ritorno fu un pò più torrido, la salita era tosta ed il radiatore forse non era adeguatamente capiente, due soste ristoratrici, feci conoscenza con la meccanica .Mi sembrava molta e ben distribuita, c’era un sacco di posto se uno voleva aggiungere altre cose, non saprei quali.
Il prezzo era buono, in quanto quell’anno (1952) era uscito un modello nuovo, sostitutivo, con un nuovo motore 8 Cilindri, e parabrezza in un unico pezzo, niente frontale con ogive atomiche, anzi cofano tendente allo spiovente, che poi sarebbe diventato, più accentuato, un tratto, che avrebbe contraddistinto le Coupè Sudebaker, tra le più belle del mercato, forse la più Europea delle Americane anni 50 . Decisi di comperarla . Purtroppo non se ne fece niente, in quando il mio documento di identità attestante la mia residenza non era ancora pronto, non potevo intestarmela . Ci rimanemmo male tutti e due, io ero infastidito come quando sembra fatta, ma Lei ti sussurra : “caro, non questa sera, ho le mie indisponenze””,   e poi non la rivedi mai più .
Ford Crestliner 1950 Malgrado queste cocenti delusioni, uno rimane etero, quindi via alla ricerca di una nuova amante . Ma a differenza dell’altra volta, sapevo cosa cercare, mi piaceva da impazzire la Ford Crestliner del 1950, qui si saliva di motore, 8 in V anche se a valvole laterali, sempre 3 marce manuali con l’ormai ammesso Overdrive, piccola ogiva di ordinanza nel frontale, i fanalini posteriori in  orizzontale mi affascinavano, purtroppo niente sportellini per il riciclo spore olfattive dei piedi . Nulla è perfetto . Colore preferito ?  il bianco mi sembrava adatto al sole tropicale . Questa volta avevo le idee chiare, ma non sempre basta .
Devo spiegare che mai più in vita mia ho guadagnato tanto denaro in un cosi ristretto periodo di tempo .
Il posteggio elegantissimo ed asfaltato, del dirimpettaio, chiuse alla fine del mese, iniziavano i lavori per un grattacielo . Figurarsi la confusione, le macchine avrei dovute impilarle una sopra l’altra per esaudire le richieste, quando la Domenica mattina informai l’amico Svizzero di cosa era successo, mi ordinò di raddoppiare le tariffe già dallo stesso Lunedì, fermo restando che i Ns. accordi rimanevano invariati, io ne traevo un beneficio esagerato, non capivo tanta magnanimità . Mi spiegò che a lui interessava trovare al suo ritorno il lavoro sporco già fatto . Aveva ragione lui, le seguenti settimane furono furibonde, dovetti per la prima volta lasciarmi crescere i peli sullo stomaco, come si suol dire .I clienti erano arrabbiati, dimezzate le possibilità di posteggio e raddoppiati i prezzi (il libero mercato, bellezza) . Le uniche tariffe rimaste invariate erano gli abbonamenti mensili,  tutta gente di gran riguardo, lo si capiva dalle Cadillac,Lincoln,Chrysler Imperial e RR che sonnecchiavano all’ombra . Niente di nuovo direte voi .
I soldi non sono mai troppi,  a volte hanno il difetto di andarsene altrettanto in fretta, come sono arrivati, ed io dovevo trovare casa, viaggio di mia moglie, mobili vari, preparare collegio per i bambini, altro viaggio per andarli a prendere insomma un sacco di spese, quindi è una gran consolazione che le cose siano andate cosi . Invece la cosa più importante, non me ne ero accorto subito, era il grande valore o capitale che avevo accumulato . Incredibile, le amicizie o conoscenze fatte come umile posteggiatore, di rilevanti persone della Finanza, Affari e Industria che avevano uffici in centro Caracas . Queste casuali conoscenze, trattate sempre con guanti bianchi, e con un attento colpo d’occhio, davi l’impressione di usare priorità, sono state indirettamente contributo al mio successo nell’attività futura . Non ne ho mai approfittato, ma solo interpellate in cerca di un sano consiglio ($), o per aiutarmi a spingere qualche porta troppo arrugginita .
1951 Packard Convertible Uno di questi è stato Don Pedro, ormai settantenne era la saggezza in persona, gentile all’estremo e cocciuto come un mulo, arrivava con la sua Packard due porte senza montante del 1951, non ricordo il nome del modello, aveva tre finti sfiati sul parafango posteriore, una sola leggera piattina di acciaio, che partiva da prua e terminava a 1/2 portiera, un frontale con la parte in acciaio un pò troppo robusta, due soli fari, io, come d'altronde lui, la trovavo elegantissima, così libera da inutili fronzoli, un bel Bordeaux scuro e tetto Blu Caribe, un accostamento ardito, ma le tonalità si sposavano a meraviglia, due le dissonanze : l’eccessivo e troppo scivoloso divano  anteriore ( devo rimangiarmi quanto focosamente affermato), ci vedevo meglio due poltronaccie di cuoio, e quella stupenda statuina, lì lontano, lontano in fondo dove termina il cofano motore, raffigurante un cigno con le ali affilatissime alzate al cielo, avrebbe decapitato anche una farfalla che avesse osato posarsi. Don Pedro era l’importatore ufficiale per tutto il Venezuela di una delle tre sorelle.
A volte la sera, quando la brezza fresca ti rianimava, rimaneva a chiacchierare seduto sulla panca, aveva molto da raccontare, era bonario, semplice e gradevole da ascoltare. Una sera stavamo ammirando con il cofano aperto l’otto cilindri in linea, valvole laterali, del Packard, vedendo la batteria di carburatori avvitati al lato destro del motore come torrette, mi venne da dirgli : ”se togliamo le candele, assomiglia  alla tolda della portaerei Ticonderoga ”
Si fece una spontanea e rumorosa risata, “mi hai allungato la vita di una settimana, bisogna ridere molto per diventare centenari” .
Girava in Packard, perché era il suo sogno possederne una, nei favolosi anni venti, quando allora i soldi non gli bastavano. E’ strano come quasi ogni generazione abbia in memoria, il ricordo struggente   “ di quei favolosi anni .. .. ”
Una sera mi raccontava dei batticuori di quegli anni, le donne pettinate  con caschetto e giovanile frangetta, fascetta con brillantini che cingeva la fronte, alla Pocahontas, collane di perle multiple e abbondanti che tentavano di rimediare a decoltè parecchio scollacciati, gonne imprudentemente ampie di raffinato plissé, assai sopra il ginocchio, gambe fasciate in calze di seta bianca e rette da decorati reggicalze stesso colore, sempre in vista ballando con foga e sudore un Charleston, rossetti non ancora indelebili e ciprie profumate, testimoniavano, non ammettevano bugie, sigarette accese, al finale di un lungo cannello della pipa adattato per la circostanza, colore dominante; il bianco virgineo .
“ Scusa Don Pedro, ma tua madre  si abbigliava come la Pupa di un Gangster ?  usciva per strada, faceva le compere così eroticamente svestita ? ”
Mi guardò esterrefatto, stavo offendendo oppure ??? .  Corsi immediatamente ai ripari : ”Intendo dire che una epoca non si definisce tale per il semplice fatto che nella vita notturna ci si veste e comporta in una certa maniera, in un corto periodo di tempo, in più limitata ad una ristretta  cerchia di partecipanti . Un’epoca secondo me è tale se partecipativa almeno di tutta una o più generazioni al completo, perché no, comprese anche le mamme ”.
Attento Edmondo, forse ne eri uscito, ma per il rotto della cuffia, Don Pedro in silenzio rifletteva . Mi chiese della Studebaker, spiegai cosa era successo, e le intenzioni che avevo . Convenne che il Crestliner era una macchina gradevole alla vista, altrettanto lo era uno stesso prodotto della famiglia Ford, tecnicamente quasi uguale, di cui aveva appena ripreso da
MERCURY 4 DOORS una Oil Comp. una partita di 20 Mercury 1952 nuove di fabbrica, che erano state rinunciate in cambio di Pick-Up, più adatte a loro . Figurarsi un Mercury nuovo, a parte il costo non programmato, mi sembrava troppo prematuro . La Multi che avrei rappresentato, mi aveva assegnato in dotazione, per contratto, un Maggiolino .
Due giorni dopo arrivò un carro attrezzi che mi mise sul piazzale uno dei  Mercury in questione, verde chiaro con tetto verde scuro, 4 porte, V8 ancora valvole laterali e sempre tre marce, con l’immancabile Overdrive. La carrozzeria era quasi simile al Ford di quello stesso anno, tutto sommato era una vettura sobria senza fronzoli inutili, un motore collaudato, seppi poi un po’ deboluccio di banco, se surriscaldato, d'altronde il progetto aveva i suoi anni . Ovviamente non avevo critiche da muovere, la mia esperienza era limitata, andavo sulla fiducia di Don Pedro, che mi propose carta di circolazione in mano il tutto per l’equivalente di c/a  $ 1000.-  Solo 300  più del Studebaker. Avvisai che non potevo intestarla causa la residenza, mi chiese la patente Italiana e due giorni dopo venne con la conversione effettuata, “Cedula de  Identidad” e documenti della Mercury a mio nome . Ehh  le persone giuste, al momento giusto. Cosi entrai nel mondo straordinario delle   “ Fifties “.
Quando a metà Dicembre la portai al tagliando, notai nell’immenso salone in fondo nell’angolo ne restavano due  in vendita, a c/a 1300 $. Grazie Don Pedro. A fine Novembre arrivò mia moglie con la “Amerigo Vespucci” un vecchio Libertì trasformato in Transatlantico, niente a che vedere con la Ns. gloriosa Nave Scuola. Andai a riceverla con la Nash Rambler color rosa, convertibile, non ci fece nemmeno caso, non mi riconobbe subito, ero dimagrito a meno di 50 Kg. nero come Pelè quando va in spiaggia. Il 18 Dic. arrivò l’amico Svizzero e scesi all’aeroporto di  Maiquetia , con il Buick ed iniziai a capire le differenze tra una quasi utilitaria ed un macchina di lusso USA. Neanche lui mi riconobbe, era stata veramente dura . Fatti i conti con soddisfazione di entrambi, si complimentò per la fortuna avuta, e per aver attivato il posteggio serale e domenicale .
Saltiamo il Natale, il trasloco, ed eccomi inizio 1953 in una piccola villetta al bordo del mare tra Barcelona e Puerto la Cruz,( Est del Venezuela) un paesotto di pescatori, una trentina di case in tutto, Lecheria, al finale di una lunga e stretta penisola, coccolata dal Mar dei Carabi, prolungamento di una  interessante salina, non era Boneville ma ci si poteva divertire alla grande .
Se fate un volo Google Maps oggi sul luogo, si vedrà che gran parte della  salina è stata soppressa e  trasformata in una grande Marina (Amerigo Vespucci) con annesse villette stile Miami-Fort Lodeurdale, il resto è stato bonificato per cementificazioni varie e strade,  Barcellona con Puerto la Cruz sono diventate ora quasi un’ unica città . Proseguendo con il volo verso Est costeggiando il mare, alla fine della cittadina di Puerto la Cruz, ci si imbatte in un grande agglomerato di villette, recintato con ingresso controllato da Marines armati e riservato strettamente ai residenti USA, e sopra la collina grandi depositi circolari di  “oro nero”  pronto ad essere lasciato colare nelle Super Petroliere in attesa ai moli sottostanti . Questo è il grande campus abitativo del Personale delle Oil Comp. USA, che da molti decenni operano nell’Oriente Venezuelano . Ancora un po’ di pazienza, bisogna proseguire con il volo Google sempre per Est, oltre il Porto Marittimo di Guanta, sino ad arrivare all’adiacente bellissima Baia di Pertigalete, dove in fondo troneggia un enorme Cementificio, grazie al quale e al vento Aliseo nei prossimi 6 anni avrò a disposizione per guidarle, quasi tutti i modelli, delle favolose Fifties . (continua) ”

[Seconda Parte]

Recensione inviata da Edmondo Meneghetti di Belluno

VOTA LE AUTO AMERICANE ANNI '50

QUESTO ARTICOLO FA’ PARTE DELLA SEZIONE LE VOSTRE RECENSIONI E CI E’ STATO INVIATO DA UN LETTORE DI AUTOdiMERDA. CONTRIBUISCI A MIGLIORARLO VOMITANDO SUL MONITOR.

4   COMMENTI :

AUTOdiMERDA ha detto...

Un superlativo Edmondo. Sto spezzettando i tuoi racconti per motivi più che altro "tecnici". Spero non hai nulla in contrario...
Salutone!!!

mezzotoscano ha detto...

@ edmondo
110 e lode! Continua così... Un unico appunto: "La Tunica" (1951) fu il primo film in CINEMASCOPE, il primo e (a quanto ne so) unico in CINERAMA fu "La conquista del West" ma tale standard non ebbe successo. Quando lo ripropongono in televisione (spesso) osservate e noterete la giunzione tra i tre fotogrammi.
MI scuso per la pignoleria ma oltre che AdMfilo sono anche un po' cinefilo.

ghostrider.1127 ha detto...

grande edmondo e grande autodimerda...........
per uno statunitense europeizzato come me sti racconti son sempre benvenuti

Anonimo ha detto...

Fermifermifermitutti!!!! Davvero sto vedendo praticamente tutte le più incredibili e belle auto americane degli anni 50 su questo sito?!?!?!?!?!?!?!??!?!?!?!?!?!?!?!!? La buick roadmaster?!?!? Ma è un mito!!! Se era così "di merda" perché ha stravenduto fino al 2001?!?!?!? La ford thunderbird?!?!?!? Un'altro puro e semplice mito definito da un incomoetente una "merda" (prodotta dagli anni 50 al 2007...) e potri citarne altre. .

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