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I RUGGENTI FIFTIES - P.2 ..by E. Meneghetti

AUTO AMERICANE
LE VOSTRE RECENSIONI“ La Multinazionale che rappresentavo era consorziata con la VW-Porsche e la GM-Detroit Diesel, un’ unica costruzione con uffici, sale esposizione, officine per sevizio assistenza VW,  e grandi Officine per effettuare complete rimesse a nuovo dei motori Detroit Diesel, prevalenza la gloriosa serie 70 o 71  (se non sbaglio), per intenderci gli indistruttibili e rumorosi Diesel 2 Tempi con compressore volumetrico elicoidale al centro della bancata, partendo da 4 cil. a V, poi 6V,  poi 8V,  poi 12V,  e finire a 16V per uso prevalentemente marino. Disponevamo di grandi capannoni per le merci in arrivo da USA ed Europa . Il 70 % della cifra di affari era con le Oil Comp. . Eravamo di casa da loro, si può dire, ci conoscevamo quasi tutti.
Il Cementificio di Pertigalete era un vulcano in perenne eruzione, che sputava polveri residue giorno e notte, il vento Aliseo che soffiava costantemente da Est verso Ovest le depositava per gravità subito sopra l’accampamento USA, quindi sopra le centinaia di bellissime Fifties, parcheggiate davanti le villette, l’umidità della notte tropicale, cementificava sopra le vernici . Quando i proprietari erano presenti, l’autolavaggio era sempre intasato, ma quando partivano per il mese di ferie annuale o lunghi periodi nei Campi Petroliferi all’interno, dovevano ricorrere all’amico che poteva ricoverarle al riparo . Impossibile coprirle con teli, la polvere penetrava sotto e il vento provocava l’effetto carta vetro . Noi disponevamo di capannoni vuoti . I miei prodotti ricevevano lo stesso occhio di riguardo, che avevo io verso le loro creature coccolate e protette . Inoltre era cortesia muoverle ogni tanto, era pure consigliato nei libretti di uso e manutenzione, poi è costume per gli Americani non essere patologicamente gelosi dell’automobile e della moglie.
Abbiamo sgomberato il campo da fraintendimenti, non sono mai stato collaudatore di automobili, ma solo circostanze fortuite mi hanno permesso di conoscerle  “on the road” , senza doverle acquistare o noleggiare . Mi sentivo appagato, il lavoro era entusiasmante e carico di sfide, il Paese che mi ospitava possedeva risorse e bellezze inesauribili, gli spazi immensi, il mare (mio unico grande Hobby) era il Caribe sub-tropicale, gli autoctoni sempre stati di una cordialità e gentilezza genuina, rispettosi se rispettati, di grande altruismo, sempre disponibili ad aiutarmi . I miei rancori interni si stavano con calma stemperando, l’odioso imprinting del pensiero unico e inappellabile si diluiva lentamente nella ritrovata  LIBERTA’ . Letteratura, Musica, Pittura, Pensieri, Abbigliamento, Cinematografia ect. finalmente senza più censura, la nuvoletta di clerical-bigotto perbenismo opprimente, che mi perseguiva e aveva inquinato gli anni trascorsi, si era lentamente dissolta, sostituita finalmente dalla mia personale responsabilità verso me stesso e soprattutto verso gli altri, e rispetto verso tutto ciò che ha vita .
Forse quelli della mia generazione (1932) non abbiamo il diritto di lamentarci, bastava essere nati alcuni anni prima, per soccombere, dopo un ventennio di roboante retorica populista, per la gloria del nostro Grande Impero, come ratti nelle fogne della voluta gloriosa Guerra Mondiale. Criminali ! . A me personalmente è bastato assistere alla immensa tragedia della prima metà degli anni quaranta, poi al vergognoso cambio di casacca di chi l’aveva provocata, nell’altra metà, vederli riprendere il megafono in mano, doppiamente Criminali !! .     Passato, stendiamo un velo pietoso, NON DIMENTICARE, e quando possibile molto RISPETTO per chi non ce più, sempre un fiore al Milite Ignoto e Non .
Come non definire  “Favolosi” questi anni che stiamo rievocando, entrare in una chiesa a El Tigre, vedere in un angolo ombreggiato un Music-box  AMI  anteguerra, con un nichelino gustarti sommessamente un 78 giri di musica sacra, inni o salmi (Blues), o una più nostrana Ave Maria di Schubert, che la memoria deve aiutarti a individuare tra altri suoni ormai deteriorati, mentre da ateo convinto ma riguardoso, rifletti su come anche le religioni, se intelligenti, si adeguano e sposano certe consuetudini etniche . Io ascoltavo seduto al fresco in un angolo, con una certa inquietudine interiore, influsso della suggestione, o considerazioni sulle certezze  ???. Mi ero fermato in quella chiesetta spoglia ma  “densa”  , su indicazione di un amico Messicano, vi erano appesi interessanti Ex Voto di Campesino locali . Effettivamente, tre erano nella esuberante colorazione e dolcezza dei tratti Naif, molto singolari .
Il primo raffigurava una Cadillac tipo Eldorado, che si era schiantata contro il muso di un camion che trasportava mucche, un autista indio che discuteva con una sorta di Allevatore, vestito con il Liki-Liki  bianco (abbigliamento tipico nazionale), e attinente Panama a larghe falde . Si scorgeva una mucca che volava alta nel cielo, gambe all’insù, tutti indenni, l’insieme un colpo d’occhio su di una sceneggiatura adatta ad uno spot per una compagnia di assicurazione.
Il secondo un poco più elaborato e complesso, raffigurava una Plymouth certamente del 56, viste le esagerate pinne (timoni di coda ???) che puntavano verso il cielo, il muso interrato nel fosso, monumento ad  una V2 inesplosa, piantata in verticale . Cinque passeggeri inginocchiati incolumi, che pregavano a mani giunte, allineati al bordo della strada, mentre l’autista era raffigurato bene in carne, robusto come lo sono quelli che pranzano nelle trattorie, con le mani nei capelli, in piedi, mentre considerava il misfatto. Il dettaglio che faceva rabbrividire, era l’ immagine della sua gamba sinistra, raffigurata da una essenziale linea nera sottilissima che terminava con un corto trattino orizzontale, figurazione del piede, con il ginocchio piegato all’indietro (come i fenicotteri per intenderci), dal quale zampillavano copiose quantità di sangue che allagava il suolo . Immaginare di come facesse a reggersi in piedi, mi generava un’inquietante angoscia . Era sicuramente un “Carrito per puesto”, che serviva la tratta Caracas-Città Bolivar .
Il terzo era neorealista ; un foglio nero, sul quale ad olio era raffigurata una giardinetta woody anni quaranta, che si era schiantata contro due mucche che dormivano ignare sull’asfalto tiepido, i pregiati listelli di frassino che strutturavano ed ornavano parte della carrozzeria, giacevano fatti a pezzi e in disordine al suolo, il vecchietto magrissimo dentro una salopette, con un sgualcito capello da  ranchero, contemplava il disastro,  oltre i cadaveri delle mucche, una piccola e corposa india tracimava lacrime disperata, con le braccia allargate ed il capo reclinato all’indietro, quattro stilizzate scimmie urlatrici, appollaiate su un ramo, attaccato al nulla, contemplavano esterrefatte quei corpi ed oggetti sotto di loro . Il tenue crepuscolo di una sbiadita luna ovale, accarezzava l’insieme dando leggerissime forme alle cose. Due nuovi poveri, senza più niente . A discolpa del vecchietto bisogna dire che ai tropici le notti sono fredde, e molti animali poco vestiti perché operano di giorno, sotto il sol leone, gradiscono riposare sul tiepido asfalto, tutti in armonia tra loro . Attraversando su strade asfaltate, le foreste, a volte è come visitare uno zoo safari,  gratis . Attesi inutilmente più di mezz’ora, desideravo incontrare il Sacerdote per chiederli il permesso di fotografare, sarà alla prossima visita .
catalina '50 Ripartii con il Pontiac del 1950, mosso da un 6 in linea a valvole laterali, fiacco e rassicurante come il capo indiano dalla chioma candida, che si illumina quando si accendono i fari, emblema della casa, posto al finale del cofano sopra le strisce cromate, evocative delle piste dei Bisonti in fuga dalle praterie, anni di conquiste e sofferenze . Io quando la guardavo da ferma questa “Catalina”, mi dava l’idea che volesse continuamente avviarsi per un lungo viaggio .
PONTIAC STAR CHIEF SAFARI WAGON 1955 Ho posseduto una Pontiac station wagon “Safari” del 55, verde scuro in basso, ma la parte alta, dalla piattina che partiva dal deflettore verso il retro, e il tetto, era in verde chiaro, vera macchina indistruttibile da viaggio, senza pretese di nobiltà . Novità, le strisce cromate  si Chevrolet 1955 erano sdoppiate su cofano, i Bisonti avevano segnato la pista del ritorno . Le linee richiamavano alla memoria la vera grossa novità dell’anno, (Chevrolet 1955) che oltre al gran fragore, fece anche la storia della seconda metà dei 50, almeno di alcune consociate della mamma GM.
Ho seguito con simpatia e ammirazione le quattro sorelle (Chevrolet-Pontiac-Oldsmobile e Buik) sino alla fine dell’ anno 1957, poi le abbandonai al loro triste e immeritato destino, era l’inizio della fine dei Fifties . 
A risollevare l’umore nero della triste produzione di certune icone USA del  58, arrivarono dalla Francia, alcune vetture
ACMA VESPA 400ACMA 400, che si dicevano in realtà Italiane, ma che FIAT causa i timori per la propria sopravvivenza, lasciava fabbricare nottetempo in Francia, e trafugare in paesi esotici . Un amico che ebbe occasione di esaminarne una, asseriva che il motore era un bicilindrico della Piaggio . (Vespa ?). Rientrato da El Tigre, mi fermai come d’abitudine al Country Club, enciclopedia per qualsiasi tipo o modello di  automobile USA, pile di Riviste sul soggetto, caverna per aspre discussioni sull’argomento, serate a nutrirsi di schizzi e foto rubate, su come saranno state modificate le auto del prossimo anno .
Oggi ero quasi solo, qui il fresco era artificiale, i quadri alle pareti esibivano monumenti statici su gomma, bardati di acciaio 6 volte cromati a spessore, audaci Pin-Up bionde,(chissà perchè sono tutte bionde ?) ingentilivano il rettangolo del quadro . Alla parete di fondo, lontano dai raggi solari, un opulento armadio di plastica simil cristallo, a mezza altezza una pulsantiera orizzontale più estesa del citofono dell’Empire State Building, la parte sottostante, un esplosione di colori alla Zabriskie Point di Antonioni, il tutto ammiccava, vieni a inserire il nichelino e scegli in libertà uno dei cento, si avete capito bene, uno dei cento dischi 45 giri disponibili . Era l’ultimo modello del Seeburg, anni 50 . Tanto valeva approfittarne, i Fisties erano veramente partiti bene anche in musica, forse la decade più eccitante . Io da autentico Europeo, nella valigia di cartone avevo portato a questi indigeni, oltre che le perline colorate, stracci variopinti, orecchini rotondi per il naso, anche cose nobili come Mazurche, Valzer, Paso Doble e scandalosi Tanghi d’importazione . Questi del Nuovo Mondo mi ricambiarono con ; Jazz,Blues, Swing, Boogie-Woogie, Country e trionfo eterno e mondiale, il Rock ed il  Rock and Roll. Con un paio di $  mi concessi in ascolto  una cronistoria degli ultimi decenni .
Iniziai con Gleen Miller, : In The Mood – Moonlight Serenade – Chattanooga Cho Cho . Passai a Benny Godmann che sicuramente con il suo Sing Sing Sing combinò insieme le prime note per il futuro Rock . Infine il vero iniziatore di una Era intramontabile, Bill Halley con i suoi “Comets”  ci regalò  in concomitanza con la Chevrolet 1955,  il famoso “Rock around the clock” . A seguire , pulsai tutto l’ immenso Elvis Presley disponibile, iniziai con  “Heartbreak Hotel” . Da allora Cadillac’s a profusione, grazie a
cadillac eldorado 1955Lui anche i Pigmei della foresta sognavano una Eldorado, purtroppo per  loro, le vennero a conoscere solo dopo il 1958, quando la decadenza delle Caddy era abbozzata, e non le vollero più acquistare. Troppo grande Elvis, perchè io possa battere opinioni su questa tastiera impunito, amo la musica, ma non oso disquisirne, e Lui, nel bene e nel male, è stato uno tra i Grandi,  oggi mi separo da Lui omaggiandomi la sua bellissima   “Forever Young and Beautiful”, un augurio anche per tutti Voi . Spero aver speso bene quei due $ nel Seeburg, ed aver costruito a mio gusto, una colonna sonora accettabile, come commento musicale ad una iniziale prima parte della  “Vita nei Favolosi Fifteis” .
FIAT 600 MULTIPLANel frattempo in Europa , nel 1956 grande scalpore per il lancio della Fiat 600 Multipla, negli USA grandi polemiche tra gli impaginatori dei giornali specializzati, che osservando i negativi in controluce cercavano di capire da quale parte fosse l’anteriore dell’uovo . Effettivamente la  rivista “Sport Cars”  la mostrò con il frontale dietro, magnificando la innovativa trazione anteriore .
Parliamo di Cadillac’s, ma si dai, Icona delle Icone dei favolosi anni.. a scanso di equivoci non solo degli anni 50, sfortunatamente il suo maggior gioiello, il mitico V16 di quasi 7400 cc con 165 cavalli, di amabilità e pastosità, si presentò all’inizio della grande depressione anni 30 . Solo per ricordare che le Caddy hanno origini mobilissime, credo nascano nei lontani anni 10, inizio 900 quindi . Penso esista letteratura sufficiente per esaurire tutte le curiosità, però personalmente non mi hanno mai scaldato il cuore proletario . Prendiamole in consegna all’inizio degli anni 50, due
1955 cadillac limousinemondi separati tra loro di Cadillac . Le severe Limousine nere, non  trovano collocazione nel nostro immaginario, sfrecciano velocissime, senza fantasia, non si sa verso dove, con l’impettito autista imberrettato che guarda sempre e solo avanti, seduti dietro tutta roba che non ama farsi vedere, misteriosi finanzieri o finanziatori, trepidanti Dittatori che fremono per abbandonare in fretta luoghi affollati, politici circondati da Chips in motocicletta a sirene spiegate, più o meno rendo l’idea ?. Loro amano stare alla larga da noi, spero che anche per Voi, il desiderio sia condiviso . Sempre le stesse belle linee, ma in questo ambiente vetusto e mesto, a guardarle ti incupisci . Impossibile immaginare l’avvocato o il chirurgo di grido, seduto al volante dell’austera creatura, che fa l’autista di se stesso, gli interni posteriori ovattati da ragnatele . In sintesi un mondo che non ci appartiene, attori scarsi in tutte le manifestazioni e decadi, se li conosci li eviti, povere Caddy, che immeritato malinconico destino.
Invece quelle altre, le esotiche e colorate convertibili, le piacevoli coupé due porte, e tutto il resto della figliolanza dai nomi evocativi, quelle sì, anche se appartenevano ad un mondo a noi distaccato, erano presenti nella nostra vita quotidiana . Attori, attrici, pugilatori, idoli del Baseball, campioni vari, sposati famosi, divorziati altrettanto famosi, cantanti e cantautori di successo, in poche parole quel nascente mondo gossiparo, che giornalmente per le ragioni più disparate cadeva sotto i nostri occhi, attraverso le riviste o cinegiornali, appoggiati, seduti. sdraiati, in piedi accanto, sopra o sotto una luccicante Cadillac, abbaglianti dal grondante cromo, in quelle si che ci identifichiamo (io non tanto), e giustamente vanno venerate, come certi loro proprietari o utilizzatori . E qui i tifosi dei Fifties, possono inorgoglirsi, ne abbiamo tanti e cosa rara, di gran classe, ne parleremo più avanti .
Vorrei ricordare due cosucce che hanno raffreddato i miei entusiasmi verso le Caddy, per primo quelle intolleranti di color nero, ricordate i tempi del posteggiatore, bene, prendevo in consegna le macchine e dovevo aggirare la “quadra”, girando tre volte a destra per entrare nel posteggio, strade a senso unico, obbligate . La prima che incrociavo era una arteria  principale, che anche due volte al giorno veniva bloccata per troppo tempo, onde facilitare il passaggio del Presidente Dittatore Perez Jimenez, che per ragioni di sicurezza si serviva da cinque sino ad otto Limousine Cadillac, tutte identiche nere, modello 1950 credo, blindate e vetri oscurati, che viaggiavano a velocità folle, intercalate da altre macchine civetta, e tutte scortate da numerosa polizia in moto su BMW nere (te pareva) a sirene spiegate.  Il trucco difensivo risiedeva nel fatto che nessuno sapeva in quale delle Caddy il Benemerito locale sedeva . Tra preparativi e passaggio della colonna, ci voleva a volte  ½ ora, figurarsi l’intasamento all’ingresso del posteggio, giustificato quindi il mio risentimento alla vista di una di quelle macchine di color nero. Chiaro le Cadillac non ne avevano nessuna colpa, ma per attinenza è come se il tuo Grande Amore prendesse il volo assieme all’idraulico, con la tua Oldsmobile, ed il tuo vicino te ne parcheggia una uguale ogni sera vicino casa, rimarresti un pò prevenuto verso quel modello incolpevole .
cadillac coupe 1952L’altro caso è innocuo, e da imputare solo alla mia dabbenaggine . Sono un tipo poco avvezzo alle sconfitte, non le smaltisco . Quella propinatami da  una splendida Caddy del 1952 due porte, quelle con già il finto aeratore verticale all’inizio del parafango posteriore, quasi nuova, mi ha marcato per molto tempo. Ricordate i problemi del cementificio di Pertigalete, un amico,  era ingegnere a capo del servizio antincendio del locale Porto Petrolifero, ed aveva accumulato due mesi di ferie, in due anni di attività ininterrotta, e le avrebbe passate a casa sua, Baltimora . Eravamo d’accordo che mi lasciava la macchina al parcheggio dei ns. uffici, in quanto partiva presto al mattino con un amico verso l’aeroporto, l’avrei ricoverata io nel ns. capannone . Arrivato in ufficio non vidi la macchina, pensai a qualche problema . Verso le dieci mi telefonò dall’aeroporto di Maiquetia, non si era fidato di venire con la macchina perchè la Caddy segnava Empty in modo allarmante . No problem, sarei andato io nella pausa di mezzogiorno, però avevo un irrinunciabile impegno alle 14 . Il ns. autista mi lasciò davanti casa di lui, sotto il tappetino trovai le chiavi . Mi misi al volante e  diressi alla loro colonnina di servizio . Le cose le avevano organizzate così :  arrivi, metti benzina (Galloni), fuori del casotto posato su di un tavolo quando non c’e vento altrimenti dentro il cassetto, trovi un librone e alla riga vuota successiva scrivi la quantità immessa, e a seguire la targa dell’auto .La benzina costava meno dell’acqua . A fine mese l’incaricato faceva i conti, se non avevi ecceduto la quantità gratuita, tutto OK, altrimenti passavi a pagare la differenza . Non esisteva il benzinaio di servizio .
Arrivai e cercai il bocchettone di riempimento, e qui iniziò la mia odissea . Dopo più di mezza ora non lo avevo trovato, per decenza non racconto fin dove ho cercato, nessuno all’orizzonte, le case vicine deserte . Paziente e infuriato aspettai il manifestarsi di un’anima bisognosa di benzina, nessuno, poi oramai alle 13.30 vidi in lontananza una bicicletta che arrancava . Era una specie di “Casalinga Disperata” in Hot Pant e tubetto Bolero, di un’abbronzatura perfetta, perfetta anche nell’insieme in tutti i suoi moltissimi particolari in evidenza . Tra l’appuntamento impellente e la necessità pressante di benzina optai per un comportamento Finlandese, anche perché nell’ambiente non potevo permettermi licenze . Con contenuta serietà (che fatica) chiesi se conosceva un poco della Caddy, mi rispose testuale : “ Prima di sposarmi, le adoravo e mi lasciavo scorrazzare, l’unica cosa che non ci ho mai fatto sulle Caddy, è stata  la benzina, ora quello str—onzo ha una vecchia Henry J, per sposarmi mi aveva promesso che andavamo a vivere ai Carabi, e vero ci siamo, ma in una fogna di puzzolente petrolio, e lui al Week-End va a rincorrere le farfalle, sua unica passione, ma prima o poi chiedo il divorzio, e me ne torno a Seattle, da mia madre” . Feci cenno con il pollice alzato e l’indice diritto, che con la pistola erogatrice avevo bisogno di benzina . Finalmente mi tranquillizzò, mi avrebbe mandato un moccioso che lei conosceva, e che sapeva di automobili, se ne andò lanciandomi un’occhiata di disapprovazione . Ringraziai compito, pensando a quel deficiente che scambia questo ben di Dio, con un pugnetto di farfalle, era veramente notevole, Lei .
Quindici minuti e si materializzo uno sbarbatello lentigginoso, con uno sguardo mi classifico da deficiente  (intuito innato dell’innocenza),  andò dietro la macchina, con il ditino indice che roteava da destra a sinistra cercava di creare suspense, forse capì che stava oltrepassando il limite, si diresse alla parte SX e recitando una specie di Simsalabin magico, premette il rotondo e piccolo catarifrangente appena sotto il blocco delle luci posteriori che si sollevarono premurosamente di scatto, con mio spavento, offrendomi alla vista il bocchettone . Non accettava mance, ringraziai, e in cuor mio promisi fargli dire un’Ave Maria  per ogni lentiggine .
Io con le macchine sono sempre stato di guida calma, mai avuto passione di sgommate, mi davano noia anche quelle nei film, ma pensando all’appuntamento, diedi una bruciante sveglia ai cavalli di questo moderno V8 di 5.500 cc . I Marine’s all’uscita avevano udito l’urlo delle gomme, e facendo ripetutamente segno con il palmo della mano, verso il basso,  mi allontanarono il piede dall’acceleratore . Le Caddy hanno anche grinta da vendere, se sollecitate da mani più esperte . Se non sei all’altezza, almeno astieniti dal criticare, mi avrebbe suggerito la mia nonna . Seppi anche che avevano partecipato con molto onore alla 24 Ore di Le Mans, chapeau .
renault dauphine
Parliamo un pò di sportive taroccate di casa nostra ? Finalmente nel 1959  arrivò dall’Europa (Francia) un copioso lotto di Renault Dauphine molto apprezzato e di notevole successo tra noi stranieri, in quanto si mormorava che addirittura l’Alfa Romeo, con i tecnici sbalorditi di tanta tecnologia d’avanguardia, ne fecero acquistare per una cifra astronomica i brevetti, per produrla per il mercato Italiano, con il  glorioso marchio . Non venne mai reclamizzato il CX del minuscolo furetto . Ancora un buontempone ordinò a Miami degli adesivi raffigurante l’illustre logo Alfa Romeo, così camuffate, le nuove piccole sportive quattroporte, sfrecciavano blasonate, con le marmitte sventrate, terrorizzando le scimmie urlatrici . Invece gli sciovinisti allevatori di lumache, si ostinavano a voler far risaltare il localmente sconosciuto “Gordini”
Tento di far trapelare le mie preferenze, essendo però i gusti soggettivi, vorrei possibilmente farlo senza mettere a dura prova la tolleranza di  persone con convinzioni opposte alle mie, ed altrettanto valide (continua)”.

[Prima Parte]                                                                        [Terza Parte]

Recensione inviata da Edmondo Meneghetti di Belluno

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QUESTO ARTICOLO FA’ PARTE DELLA SEZIONE LE VOSTRE RECENSIONI E CI E’ STATO INVIATO DA UN LETTORE DI AUTOdiMERDA. CONTRIBUISCI A MIGLIORARLO VOMITANDO SUL MONITOR.

2   COMMENTI :

ghostrider.1127 ha detto...

mi sto avvincendo
meglio di un romanzo di grido

mezzotoscano ha detto...

Considerato il livello medio degli scrittori d'oggigiorno, non ci vuol molto a essere meglio d'un "romanzo di grido", però Edmondo è veramente immenso! Pensate se la povera Pivano avesse letto questi scritti.

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